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Oggi è: lun 17/06/2019

Street Art e media in Italia: storia di una relazione “difficile”

Un'opera di Blu a MilanoGli ultimi esempi di un difficile rapporto tra le nuove forme artistiche, un tempo abusive e la loro narrazione mediatica.

“Lunedì 3 giugno, durante l’edizione serale del TG1, un servizio parla della “guerra” tra la città di Milano e gli imbrattatori di muri e saracinesche di esercizi commerciali, ponendo l’attenzione sulla scelta dei commercianti di far decorare il proprio spazio da nomi noti della Street Art. Tutto ciò perché, secondo la cronista, un writer, che deve sottostare a un rigido codice etico, non “scarabocchia” il lavoro di un altro, soprattutto se anziano, quindi degno di rispetto. Si fa riferimento addirittura ai costi che avrebbe questo tipo di intervento, e il finale amaro sostiene che ogni artista di oggi è stato un writer che imbrattava i muri.
Martedì 4 giugno su La Repubblica di Roma a pagina VII esce un articolo sui murales che sono stati dipinti sull’ex caserma di via del Porto Fluviale a Ostiense. Quel murale, si scoprirà solo in seguito, è uno degli ultimi lavori di Blu. Lo si scopre in seguito su Internet, soprattutto su Twitter: appena pubblicato l’articolo, parte una campagna contro la testata e la giornalista, a detta di molti non in grado di fare il suo mestiere. Non solo per non aver riconosciuto “uno degli street artist più noti al mondo”, ma anche per averlo chiamato “imbianchino”. Come reagisce la testata? Corregge diverse volte l’articolo nella versione digitale fino a dichiarare che il murale porta la firma di Blu e che sarebbe stato lui a definirsi imbianchino su esplicita richiesta.”
[Fonte Artribune]